MVPNetwork Blog

Frammenti di vita tecnologica e non solo

Liste elettorali e privacy dei cittadini

Confesso la mia ignoranza: vorrei tanto sapere se è lecito che una società possa acquisire i dati personali dei cittadini dalle liste elettorali e rivenderli a terzi, che poi impiegano per le proprie campagne: leggendo qui, mi sembra di no.

A me è accaduto: ho ricevuto una lettera (prestampata) dalla Fondazione Grigioni, nella quale si chiede un contributo per la lotta al morbo di Parkinson. Al di là delle posizioni personali sulla questione che potrebbero - se gestite diversamente - anche essere favorevoli, ho chiesto alla fondazione la fonte attraverso la quale ha acquisito i miei dati personali.

La risposta, giunta nell’arco di pochi minuti, è stata che i dati sono stati acquisiti dalle liste elettorali, per il tramite della Società Doss Italia, a cui la fondazione ha inviato in copia la risposta e che, asseritamente, dovrebbe ora scrivermi per ulteriori dettagli.

Mi chiedo quanti siano a conoscenza dell’esistenza e dell’operato di queste Società e, soprattutto, se sia lecita l’attività svolta nel caso specifico: ma una volta tutto quanto ruota intorno all’attività elettorale, non doveva essere segreto? Che diritto ha il Comune o, comunque, la Pubblica Amministrazione di consentire l’impiego dei dati personali per fini diversi da quelli per i quali essi sono stati raccolti, cioè le elezioni?

Il sito di Doss Italia (che si definisce “Data Operator Super Service”) ha un Pagerank di 0 (zero), eppure dice di essere nata nel 1997 e il suo nome a dominio è stato registrato nel 2001 (cliccando l’immagine si vede a pieno schermo).

Il sito, come chi è esperto noterà, è redatto con Microsoft Frontpage, strumento ormai da ritenersi ampiamente superato se si intende avere in rete una presenza dinamica, degna di questo nome:

Un po’ come a dire: il sito ce l’abbiamo perché così fan tutti, ma abbiamo altro da fare, dunque un semplice “Chi siamo” e “Servizi” sono più che sufficienti.

Vedremo cosa mi risponde ora Doss Italia. Nel frattempo la Fondazione ha informato che ha provveduto a rimuovere i miei dati personali.

Ad Maiora et Sursum Corda.

7 Maggio 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | privacy | , , , , | Nessun Commento

3 Euro al minuto per chiamare dall’aereo

Ecco la conferma, fresca fresca dal New York Times:

… And then there are the eye-popping roaming charges of up to 3 euros ($4.72) a minute.

Interessantissime le posizioni di alcune compagnie aeree, che non sembrano (per ora…) intenzionate a installare il servizio.

Il lancio del servizio, di cui ha parlato Dario Bonacina l’8 aprile su Punto Informatico, è arrivato con lo “sponsor” UE, dunque con spinte di alto livello ma, come avevo già fatto notare, senza alcuna intenzione di mettere “cap” alle tariffe e, per chi ha osservato lo schemino dell’OFCOM che avevo inserito, con qualche problema di qualità.

Chi ha cercato di scaricare le email con un Blackberry è rimasto con le pive nel sacco, dice il quotidiano. Di navigazione non se ne parla neanche. E… non finisce qui, come emerge dall’articolo della Old Gray Lady.

19 Aprile 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | internazionale | , , , | Nessun Commento

Avanzamento lavori su MVPNetwork

All’interno del «motore» di MVPNetwork la situazione è meno rosea di quel che si poteva immaginare. Tutto è salvabile (e salvato), ma è opportuno procedere ad una attenta sistemazione di ogni stranezza, così da non compromettere la stabilità del sistema in futuro.

La verità? Nel tempo, la struttura complessiva ha subìto un numero sostanzioso di modifiche, aggiunte, rimozioni, variazioni al codice… per quanto si agisca cercando di non combinare mai pasticci, di lavorare in modo «pulito», di verificare che le modifiche non sconfinino in aree non di loro competenza, mettere le mani in un CMS non è cosa semplice. Ed è stato fatto, molto, e molto a fondo, in alcune circostanze. Naturalmente ogni modifica è salvata, dunque è replicabile su un motore installato ex-novo. Ed è esattamente ciò che intendo fare, per evitare di tenere in piedi un motore troppo «patchato».

È anche da alleggerire un pochino il template, eliminando parti non necessare, razionalizzando l’impiego dei moduli ed evitando quelli che, pur funzionando, sono sede di errori. Hanno questo difetto, ad esempio, i moduli impiegati nelle colonne a destra del contenuto (le colonne Brevi, Privacy, ecc.).

Dunque il lavoro sarà lungo, tutto - o quasi - in area PHP. Nel frattempo ho anche avuto altre idee, di cui ho preso nota e saranno realizzate in seguito. Una di queste penso sia proprio deliziosa, ma non anticipo nulla perché sarà una sorpresa e riguarderà proprio il blogging.

D’altro canto la vita non è solo online, ci sono anche altri impegni - in alcuni casi abbastanza pressanti - e MVPNetwork non è una testata giornalistica che ha l’impegno di uscire: pertanto, preferisco «fare le cose fatte bene» e con calma: questo è il motivo per cui sto bloggando poco.

19 Aprile 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | noclog | , , , , , , , | Nessun Commento

Velenitaly e gli editori

Leggo con vivo disappunto tutto il rumore attorno alla questione della chiusura del blog di Vizzari. Un blog, nota bene, che alcuni definiscono “aziendale”, sentendosi così autorizzati a considerarlo un mezzo «soggetto a linee di condotta aziendali».

Non posso che concordare con Massimo Mantellini quando dice che, se un editore apre i blog per i giornalisti, lo fa perché così fan tutti o perché (mumble, mumble…) accetta che siamo nel terzo millennio e gli indirizzi IPv4 stanno finendo.

Sì, mumble mumble, perché sarei piuttosto incline a considerare che i grandi editori hanno affrontato quello che per loro era un problema - cioè l’avvento dell’esistenza dei blog - cercando la soluzione meno dannosa. Il grande Giulio Andreotti ha detto: “se non puoi battere il tuo nemico, fattelo amico”. Basterebbe analizzare che differenza (vera) c’è tra gli articoli del New York Times Technology e la sezione BITS (Business, Innovation, Technology and Society) dello stesso quotidiano, l’area blog che la Old Gray Lady ha dedicato alla stessa branca. È una sola: negli articoli non si usa (giustamente) la prima persona singolare, mentre nei blog si usa. Ma il contenuto editoriale è lo stesso, l’affidabilità è la stessa. Lo dimostra il fatto che, quando Paolo De Andreis mi invia le segnalazioni per gli articoli da scrivere per Punto Informatico e capita di far riferimento al New York Times, non fa alcuna differenza se mi segnala un articolo o un post del BITS: la fonte è il New York Times, questo è ciò che importa. Graficamente, il BITS ha la stessa impostazione, è solo scritto con passo di carattere più grande e ha i commenti in fondo - se no, che blog sarebbe?

Al contrario, se le segnalazioni si riferiscono a dei blog “veri” (intendo al di fuori del perimetro aziendale di una realtà editoriale consolidata) le cose son due: o Paolo conosce bene quel blogger (è il caso di ieri, quando Dario Bonacina ha scritto sul bicentenario di Meucci e Paolo mi ha segnalato, tra le altre cose, il post, che peraltro avevo già letto), o mi precisa “fai attenzione, verifica, questo è quel che si dice”. Perché l’articolo, per il giorno dopo, non sarà un post ma un prodotto editoriale vero.

Cosa significa tutto ciò, a cui si aggiunge - ci ha appena fatto caso anche Dario per la specifica area Italia - l’agenzia Reuters, che si accoda al treno?

Semplicissimo: il blog è fresco, immediato, veloce, duepuntozero. E spesso, troppo spesso, arriva prima della struttura editoriale, che condivide con i blog, oggi come oggi, il mezzo di diffusione, che è Internet. In altre parole, il blog gli toglie pane.

Tornando a l’Espresso, che ha pubblicato un’inchiesta sulle adulterazioni dei vini proprio in corrispondenza del Vinitaly, direi che l’impostazione scandalistica a ridosso di un evento collegato sia una dinamica editoriale della quale nessuno si dovrebbe stupire. Come già avevo auspicato, sui vini occorrerebbe maggiore (direi assoluta) serietà, specialmente su quelli italiani, le cui uve sono da sempre in lotta testa a testa con quelle francesi nella produzione mondiale.

Quando facevo riferimento ad un’amica americana che lavora per Winebow, non lo facevo per far pubblicità a lei o all’azienda per cui lavora. Lo dicevo perché i vini italiani di qualità - che lei seleziona accuratamente per Winebow, venendo regolarmente non solo al Vinitaly ma anche ad altri importanti eventi simili - sono per l’azienda motivo di esistenza e le adulterazioni di certo non giovano al suo futuro.

Dunque, concludendo questo mio borbottìo, non avrei alcun dubbio. Un blog vero è quando lo si apre su WordPress, su Blogspot o altri online, oppure in proprio, aprendosi l’hosting e installando il software o altre dinamiche simili. I blog dei quotidiani, dei giornali e dei grandi gruppi editoriali, a mio modestissimo avviso sono - e saranno sempre - millantati blog, nient’altro che un goffo tentativo di esibire un’apertura mentale che, per definizione, dista anni luce dalla concezione di “giornale”. In pratica, l’uso dei blog da parte dei quotidiani è diventato un modo per avere delle notizie flash di lusso, più ricche e meno concise, ma ugualmente veloci, con la “bolla papale” di affidabilità costituita dal nome del giornalista, lo stesso che firma gli articoli sul quotidiano o settimanale che sia. Perfetta applicazione del criterio andreottiano e prova provata della assoluta volontà di circonvenire il problema, non di capirlo e risolverlo.

14 Aprile 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | giornalismo | , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Commento

Rihanna - Don’t stop the music

Sono troppo belli questi due videoclip: qui sono preimpostati con l’alta risoluzione (si fa così ma occhio sono 10 Mega di flusso l’uno e ci vuole un’ADSL che spinge forte). Ed è troppo bello usare DON’T STOP THE MUSIC a lezione di step!

Questo è uno:

e questo è un altro:

Se dovessero sparire dalla rete, fatemelo sapere: li ho salvati.

13 Aprile 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | aerobica: step | , , , , | Nessun Commento

Aerei più verdi, era ora

Finalmente leggo un po’ di buone notizie, anche se bisognerà vedere… quando: il NYT dice “per il 2013″. Bene, se Dio vuole, dovrei essere ancora vivo.

Aviation is responsible for about 2 percent of global emissions of greenhouse gases, and that share will rise as air travel continues to grow.

Wew. Era ora, perché di questo si parla troppo poco. Le buone notizie che offre il NYT sono queste:

  • So the industry is scrambling to build greener airplanes — to save weight and improve engine efficiency, with an eye toward reducing operating costs and emissions.
  • In the short term, a revolution in jet engines is about to occur, with radically different designs that use gears to cut fuel consumption, noise and pollutants. And those new engines will power planes built more and more with carbon composite materials, which are lighter and may also be safer than the aluminum they replace. In the longer term, the fuel itself may change; scientists are looking for an aviation version of ethanol, something that can be made from plants rather than petroleum.
  • The newest aircraft will also swap out many of the conventional hydraulic systems that control flaps, slats and other parts and replace them with electric motors, saving weight. In addition, new aircraft will use motors to pressurize the cabin for the same reason.

L’articolo spiega nel dettaglio quali sono gli intendimenti per affrontare questo spinoso problema. Per esempio, ridurre la velocità della ventola di ingresso del turbofan a un terzo, rendendola più grande ma meno rumorosa. Non è difficile, il principio è quello del cambio di velocità a ruotismi epicicloidali (la foto è del NYT):

L’uso di materiali compositi, sia nei motori che nella fusoliera, per intervenire sul deterioramento. L’impiego di attuatori elettrici anziché idraulici, molto più efficienti.

Ahhh. Ogni tanto capita di leggere qualcosa di buono.

13 Aprile 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | energia | , , , , , , , | Nessun Commento

Uno dei motivi per cui non vorrei proprio votare

Questo:

Non solo: ma ne ravviso una delle ragioni per cui sarebbe bello utopico se tutti andassero al seggio ugualmente, facendo mettere a verbale il preciso desiderio di non votare. Solo per le cinque copie del verbale da fare, i seggi (e il sistema politico) andrebbero in crisi.

Siamo a Cicciolina 3 la vendetta: ritengo queste cose da guardare, gestire e ammirare squisitamente in privato, piuttosto che su un manifesto politico. Perché tutti questi manifesti la signora D’Abbraccio non li usa come carta da parati per casa sua, invece di imbrattare una città già sporca di suo? Con una “faccia” del genere, poi, magari, la devo pure chiamare Dottoressa D’Abbraccio, o magari anche Onorevole D’Abbraccio? Ma ci rendiamo conto del ridicolo, e non è la prima volta?

11 Aprile 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | politica | , , , , | Nessun Commento

Digital-divisi, ora siete a posto

Ha detto il Ministero delle Comunicazioni che ha siglato un accordo con Infratel e Fastweb per «favorire lo sviluppo di infrastrutture a larga banda su tutto il territorio nazionale».

Di nuovo? Ma non doveva, Infratel, avere proprio questo obbiettivo? Mi pareva di averlo letto, nel 2004.

Affidare a Infratel una cosa del genere, a quattro anni di distanza, con (forse) un sito ancora in costruzione che non si sa bene se è loro o no, visto che Infratel Italia risulta dentro a Sviluppo Italia?

in costruzione

Ma non solo: su Google salta proprio fuori quel nome, a proposito di Infratel:

Ricerca di Infratel su Google

Aaaaah, ecco perché hanno firmato un accordo con sé stessi con Infratel: perché c’è proprio di mezzo Sviluppo Italia. Allora si che voi digital-divisi potete stare tranquilli: come funziona lo aveva spiegato su Report Milena Gabanelli. Basteranno i soldi stanziati perché Infratel faccia il sito? Macché, faranno questa fine:

Perciò, cari digital-divisi, tenevi stretti i vostri modem a 56 Kbps.

Ma ne sto scoprendo altre. A fronte di questa bella brochure, sempre pubblicata a cura di Sviluppo Italia, c’è questo post di Anti Digital Divide, del 2005. Già allora si promettevano 1800 Km di fibre ottiche: poi Fastweb ha preferito fermarsi alle centrali e sfruttare l’ADSL per recapitare il servizio alla clientela.

Ah, no, aspetta: è che nel 2006 Infratel Italia, che per mission deve occuparsi di “estendere le opportunità di accesso alla banda larga, in tutte le aree sottoutilizzate del Paese, attraverso la realizzazione e l’integrazione di infrastrutture di rete di telecomunicazioni a banda larga, volano e fattore essenziale per lo sviluppo socio-economico” ha avuto un attimino da fare all’estero:

Infratel all'estero

C’era bisogno di riconoscere la sua capacità operativa? Allora fino al 2006 non è stata capace: perché gli è stato affidato questo obbiettivo?

Mumble, mumble: diciamo che non capisco. Forse sarà meglio rivolgersi a questa Infratel. Oppure a questa. Ma che siano tutte emanazioni di Sviluppo Italia? Ma che fa, Sviluppo Italia, attrae gli investitori o fa l’incubatore di imprese? Non sarebbe meglio chiuderla, specialmente dopo aver visto come tutti i suoi personaggi si sono sottratti rapidamente ai tentativi di intervista fatti da Report? Mah!

10 Aprile 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | operatori e tlc | , , , , , , , | Nessun Commento

Il Sottosegretario Letta ribadisce: Alitalia-KLM s’ha da fare

Secondo questo comunicato del Sottosegretario Letta, a quanto sembra il Governo vuol creare la seconda opportunità per l’affaiure Alitalia-KLM.
Qualche tempo fa qualcuno si chiedeva se tutto questo valeva la pena di farlo:

Tags: , , ,

10 Aprile 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | politica | | Nessun Commento

Antiquariato telefonico

Ho appena caricato su Flickr queste quattro foto. Non rendono, le ho dovute fare di corsa con il cellulare. Dal vivo sono troppo belli quegli apparecchi. Qui cè lo slideshow.

10 Aprile 2008 Pubblicato da Marco Valerio Principato | operatori e tlc | , | Nessun Commento